Nicola Filia | Temporary City
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Temporary City

Project: nicola filia

Curators : Paola Mura ed Efisio Carbone

 

Basterebbe citare la S.P.I.C.A di Ciusa, la Scuola di Dorgali, il grandissimo lavoro dei Fratelli Melis per affermare quanto sia stata importante storicamente la produzione ceramica in Sardegna, punta di diamante dell’invenzione dell’arte sarda del Novecento; e come non citare un un genio come Fancello che ha plasmato visioni fuori dal tempo prima di consegnarsi alla Storia come astro spentosi precocemente. La sua forza vitale sembra ribollire tra le lenzuola appena increspate dei lettini dell’amico Nivola, una lunga storia d’amore e di passione consumata nell’intimità di simboli domestici. Le forme organiche di Silecchia, le geometriche di Tilocca, le sperimentazioni della Palomba, il design identitario di I.S.O.L.A., la ricerca puramente artistica ed espressiva nella plastica contemporanea di Maria Lai, Paola Dessy, Pinuccio Sciola, Caterina Lai, segnano la storia della produzione ceramica fin dentro il XXI secolo, in un costante dialogo espressivo e osmotico tra creazione e tradizione, funzionalità e poesia, identità e innovazione, arte e design.

Dentro una storia di tale portata si muove Nicola Filia che se nella ceramica trova la materia più vicina alla sua sensibilità, come artista che vive la contemporaneità non si sottrae all’utilizzo di altri materiali piegandoli alle sue necessità espressive. I materiali dell’architetto – dell’urbanistica- sono il sole, gli alberi, il cielo, l’acciaio, il cemento, in questo ordine gerarchico e indissolubile, scriveva Le Corbusier.

La produzione di Filia spazia da forme organiche ed espressioniste a lavori di maggiore sintesi formale dove l’elemento architettonico trova una sua precisa vocazione espressiva. A dare i natali all’artista è Carbonia, città di fondazione, progettata da alcuni degli architetti più importanti dell’Italia fascista.

Il rapporto uomo-natura è uno dei principali temi su cui si muove Nicola Filia.

Nel suo appropriarsi dei luoghi l’architettura compie una violenza sullo spazio e probabilente, in questo il pensiero del homo faber Filia si fa estremo, non esiste alcuna possibilità di equilibrio tra processi di antropizzazione e territorio.

In temporary City le serie si snodano lungo un preciso percorso narrativo.

I suoi boschi di alberi bianchi metafisici, stilizzati e svettanti coni eburnei, sembrano quasi camini delle fate in silenziosi deserti; alla loro purezza si contrappongono i tronchi vuoti di Carbone, una riflessione su tempo, vita e pensiero che sembra rimandare all’Arte Povera e, in particolare, a Giuseppe Penone. Le brulicanti città di Temporary City , megalopoli di terra cotta smaltata, materici agglomerati esibiti a volo d’uccello offrono uno spaccato soffocante dell’esistenza umana, e se Lao Tzen e Oscar Niemeye celebrarono dell’architettura il vuoto ideale, Nicola Filia contrappone l’horror vacui reale, lo stesso che dipinse Nivola nelle sue vedute newyorchesi; l’artista FIlia non si limita solo a plasmare come un Demiurgo, per lui il rady-made è l’utilizzo di materiali per l’edilizia come mattoni o blocchetti su cui intervenire in un gioco sapiente che sfuma i confini tra l’industriale e l’artigianale. Successivamente assemblati in interventi site-specific, le sue città mostrano un imprescindibile dialogo con lo spazio circostante, rappresentano la forma scheletrica di uno skyline, uno spaccato minimal e brutale che non perde comunque l’afflato poetico, un rimando possibile è la Veduta del Canal Grande di Fausto Melotti. Imprescindibile punto di partenza la purezza delle forme e la perfezione estetica dei vasi. Perchè se il Filia artista indaga e sperimenta mettendosi in discussione, il Filia artigiano dichiara la sua indiscutibile maestria.

Le Torri si riappropriano del concetto lecorbusiano di rapporto tra volumi e luci; un equilibrio instabile di elementi geometrici getta però ombre su queste forme monumentali. Torre di guardia o vanagloriosa Babele?

 

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Date

December 1, 2015

Category

Art, Fashion, nicolafilia, nicolafiliaartgallery, Photography, sanpantaleo, sculptures