Nicola Filia | The Brain Drain
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The Brain Drain

THE BRAIN DRAIN
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“L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole.
Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro.
Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di
servirti della tua propria intelligenza. Questo dunque è il motto dell’Illuminismo.”
Immanuel Kant (1)
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Ho osservato i cervelli di Nicola Filia nel corso di numerosi anni avendo avuto la possibilità di frequentare il suo studio nel corso di almeno tre lustri.
In principio non avevano le connotazioni riscontrabili oggi perché mancavano altri progetti che in tutto questo tempo si sono man mano formati nella mente e materializzati nelle mani del suo autore, facendoli diventare qualcosa di molto più complesso ed articolato rispetto alla loro fase iniziale.
Fin dall’inizio però li ho sempre considerati legandoli a due icone della cultura occidentale:
L’Illuminismo ed “Il disagio della civiltà” di Sigmund Freud.
Il primo è il luogo da cui tutti noi occidentali contemporanei deriviamo nella forma in cui attualmente ci troviamo, tanto che Michel Foucault afferma che la domanda ultima a cui la filosofia tenta di rispondere è proprio “che cos’è l’Illuminismo”?
Lo spazio principe in cui l’utilizzo dell’intelligenza ci affranca da ogni credenza soprannaturale per porre l’uomo ad autodeterminarsi attraverso il proprio sapere e la propria capacità di ragionamento, libero da condizionamenti ultraterreni altrimenti non verificabili.
Una condizione straordinaria che ha cambiato completamente la storia del genere umano (almeno in Occidente).
Nel contempo i cervelli credo siano intimamente legati ad un sentimento di disagio che sento di rilevare in quanto descritto nel suo saggio da Freud quando afferma, fra le altre cose, che il contenuto essenziale della vita è la lotta fra Eros e Morte così che l’evoluzione della civiltà (Kultur) è la continua lotta della specie umana.
“E questa titanica battaglia le nostre bambinaie vogliono placarla con la < ninna nanna del cielo >.(2)
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In questo mi sembra di ravvisare uno stretto legame con l’Illuminismo e con la condizione umana a cui i cervelli rimandano specie quando si vedono in installazioni che li raggruppano.
In quelle occasioni li percepisco come la trasposizione, il racconto del “sentimento di colpa come il problema più importante dell’evoluzione della civiltà”(3) e quindi della perdita progressiva di felicità causata da un continuo progredire del sentimento di colpa. Più ci evolviamo più siamo infelici.
Proprio all’interno di questa perenne evoluzione i cervelli di Filia non fuggono, si spostano.
Tutto si muove, si sposta, finisce. I confini fisici e mentali si spostano, le persone, le piante, gli animali, perfino le pietre, seppure con un tempo diverso dal nostro, sono in continuo e perenne moto.
Quindi niente fuga, ma movimento non solo di persone ma soprattutto di idee, che non hanno
bisogno di scarpe né di passaporti.
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Questo è il pensiero che mi ha guidato quando nel 2008 ho realizzato il lavoro fotografico (il cui titolo originale è Brain in Logudoro) che poi, per un insieme di circostanze, è diventato il progetto che segue costantemente i cervelli. Oggi i cervelli assumono una dimensione più ampia rispetto agli anni della loro nascita e rappresentano chiaramente il seme iniziale della poetica di Filia che partendo da loro continua costantemente ad analizzare il genere umano attraverso il suo percorso evolutivo che sta portando la nostra specie ad un salto evolutivo già ampiamente previsto da Nietzsche.
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Cercare nell’uomo è prassi comune in arte ma Filia, forse inconsciamente e seguendo il proprio istinto, continua a costruire progetti in cui l’essere umano è al centro della composizione; una sorta di cerchio antropologico all’interno del quale l’autore sembra trovarsi a proprio agio. Un lavoro quasi sociologico che ruota interamente intorno al fare umano, partendo metaforicamente dal cervello da cui tutto comunque inizia ed ha avuto inizio.
E’ un lavoro in movimento le cui risultanze potranno vedersi negli anni a venire attraverso i legàmi e le connessioni che si stabiliranno fra i diversi progetti.

Il tempo è un elemento necessario alla connessione, a differenza di quanto accade nel web in cui si ragiona termini di secondi, qui i “link” hanno bisogno di molto più tempo per sedimentare e raccontare di se.
Pertanto non ci resta che aspettare, sapendo che “per qualcosa essere un’opera d’arte in un tempo qualsiasi significa essere intenzionalmente connesso ad opere che la precedono” (4)
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2018 © Aldo SARDONI | aldosardoni.com
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(1) Immanuel Kant, Königsberg in Prussia, 30 settembre 1784 in
Kant e Foucault che cos’è l’illuminismo?, Mimesis Edizioni, Milano 2012, p. 9
(2) S. Freud, Il disagio della civiltà, Stefano Mistura (a cura di), PBE Classici, Torino, 1910 p. 67
(3) Ibidem
(4) Jerrold Levinson, Defining Art Historically, in The British Journal of Aesthetics, 1979, pp. 232/247

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December 1, 2015

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